- Terra di Lavoro 2005: Elogio dell'incapacità

Terra di Lavoro 2005: Elogio dell'incapacità

 

 

Caro Mauro non so quanto una lettera possa diventare un "pezzo" giornalistico o viceversa, so solo che quella della lettera rimane una delle forme più colloquiali e sane per poter esprimere impressioni e sensazioni. Soprattutto per poter spiegare un perché. Perché ritornare su certe etichette, ancora una volta, per esprimere le proprie perplessità, correndo il rischio di apparire eccessivamente ed inutilmente polemico e dissacrante, non vuol significare assolutamente accanimento ma più semplicemente la voglia di capire qualcosina in più, comprendere se stessi ed il proprio rapporto con il vino attraverso l'introspezione di una bevuta. Dove sono, a che punto siamo. Terra di Lavoro non mi piace più, già da un bel po’, eppure continuo a comprarlo ed a berlo. Dell'ultima annata in commercio, quella che mi ha stimolato in queste riflessioni (il che è già qualcosa), ho impiegato diversi giorni per finirne una bottiglia, anzi ti dirò la verità, un generoso fondo è ancora lì sul tavolo, sottolineando, tra le altre, la sua incapacità di farsi bere. Perché, ti chiederai, continuare a comprarne, allora, ed insistere a bere un vino che non mi piace più. Non sono masochista e questo vino l'ho amato a lungo, o almeno pensavo. Così come quando finisce l'amore con un donna e non si riesce ad accettare che è finita. Forse, oggi mi rendo conto, si trattava solo di un'infatuazione passionale e, per quanto travolgente, durata giusto un battito di ali, poco più. Ricordo ancora il primo assaggio anche se non ricordo più con sicurezza quale annata fosse, ricordo solo che mi fu offerto (e quasi non mi sembrò vero) sei o sette anni fa. Mi colpì quella sua potenza ruggente, sudista, quella forza ruspante e selvaggia che trasudava da ogni goccia di quel liquido con una nobiltà d'animo ed una rudezza espressiva degna di un grande rosso contadino. Emozioni distorte dai ricordi sfumati dal tempo. Può essere, semplicemente, che, oggi, sono io ad essere cambiato e non il vino e che pure se recuperassi bottiglie di quell'annata (una volta stabilito con certezza di quale si trattasse) è probabile che rimarrei comunque deluso. Chissà. Quando mi chiedono come è il Terra di Lavoro non so più cosa dire, cosa rispondere. Divento incapace, più di quanto non lo mi senta già normalmente. Inizio ad avvitarmi in una serie di improbabili ed infinite perifrasi. E' impressionante, muscoloso... sì ma troppo "crudo. Esuberante, intenso... sì ma manca di quell'alito che lo renda vivo, pulsante, caldo, partecipativo e coinvolgente fino in fondo. Non sono capace di descriverlo perchè non so neanche io cosa, questo vino, sia veramente o sia diventato. Dal 2000 ad oggi qualcosa è cambiato, progressivamente. Sarebbe troppo facile imputare il cambiamento alle bizze climatiche piuttosto che all'enologo sempre più impegnato su altri, troppi, fronti. Già l'enologo, famoso, influente ma anche tecnicamente indiscutibile, chi pensa che anche nei suoi confronti ci sia da parte mia una sorta d'accanimento terapeutico si sbaglia. Non condividere uno stile di vino, una certa idea di fare vino, non significa fare la guerra a nessuno né tantomeno avere pregiudizi. Del resto non starei a comprarlo ed a berlo ancora, tutti gli anni, questo vino se non sentissi sempre accesa ed indispensabile la necessità del confronto. Dovrei (dovremmo?) pur essere orgoglioso che un vino campano sia da tanti anni ai vertici della produzione italiana e mondiale. Eppure non ci riesco non è questa l'immagine del vino e dei vitigni campani che vorrei far conoscere fuori dai confini della nostra regione. Un po’ come se l'Italia vincesse ai mondiali con un allenatore straniero ed undici oriundi. C'è poi un'incapacità di questo rosso. Quella di farsi inquadrare, una sfuggevolezza che non sa di austerità o complessità. Una sfuggevolezza che sa di incompletezza.  Vorrebbe essere un potente taglio bordolese ma aglianico e piedirosso non sono merlot e cabernet, Roccamonfina non è Pauillac, può imitarne la struttura non l'eleganza. Dovrebbe mostrare al mondo la sua inconfondibile matrice vulcanica (quella urlata ed incontenibile degli esordi?) ed invece la sua natura magmatica, anno dopo anno, rimane sempre più confinata e sacrificata sull'altare dell'estrazione spinta e di un'impronta fumè che sembra sempre più il frutto di una tostatura da rovere che delle ceneri di Sessa Aurunca. Vorrebbe essere perfetto ed invece questa sua estenuante ricerca di perfezione sembra ormai diventato il limite invalicabile al suo raggiungimento. Crudo, vegetale (quel peperone grigliato che con gli anni è divenuto odioso timbro distintivo). Acido-amaro e spento perché privo dell'indispensabile soffio balsamico. Si farà, e già, cosi dicono critici ed esperti, con il tempo si farà. Eppure come possano esserne così certi rimane un mistero. L'incapacità illuminata delle guide. Continuano a premiarlo, venerarlo, glorificarlo senza poter dare alcuna garanzia sul futuro di queste bottiglie che la più vecchia ha solo un decina d'anni d'età. Non dovrebbero fare le guide questi signori ma i veggenti. Sicuramente, visto i tempi che corrono, guadagnerebbero di più. Dobbiamo aspettarlo senza sapere quanto dobbiamo aspettarlo. Eppure, nonostante tutto questo mio sragionare, sai che non mi verrebbe mai di sconsigliarne l'acquisto per suggerire di spendere meglio i soldi, tanti, che occorrono per aggiudicarsi una bottiglia. Non mi sento di farlo. Se di soldi ne avete e non sapete cosa farne penso che anche un rosso come questo possa rappresentare una tappa, una fermata, un passaggio obbligato da percorrere lungo il cammino per conoscere il vino. Ecco ritornare la mia incapacità a raccontare e l'incapacità di questo vino a farsi raccontare...non mi resta che augurati buona domenica!

 

Fabio Cimmino

11:12 - Nov. 4, 2007 - Invia un commento

Last Page Next Page

Questo multiblog non ha finalita' di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento. Lo scriviamo solo perche' siamo una massa di grafomani che non hanno niente di meglio da fare... ...giusto per chiarirlo a Riccardo Franco Levi e Romano Prodi!



Contenuti recenti
- obbligo....
- Fine delle trasmissioni
- Retrò*
- Aggiungi un posto a tavola… all' homo sui generis
- Terra di Lavoro 2005: Elogio dell'incapacità
- Faster Pussycat, Kill! Kill!
- …dei mozzichi dell’esistenza

Rubriche

Architettura e dintorni...
Pubblici spartiti
Visioni...
di vino e altre storie
Como tò spiego o Belgio...
Lettere
Freak
Mezza ora a 180°

Iscriviti al Vaffanculo Day

Collegamenti

I vini secondo Fabio Cimmino
Vino al Vino
esalazioni etiliche
Lavinium
il mio jazz
Luciano Pignataro
il Maiale ubriaco
Beppe Grillo
Interno4
diario enotecario
nu weed
cinema cinema
buio-in-sala
fumetti sotto vuoto
Viola melanzana
Enodelirio
Porthos
cinema vertigo
Associazione Italiana Sommelier Napoli


Home
Archivi
Amici
Album fotografico


«  May 2017  »
MonTueWedThuFriSatSun
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031 

mail

viafreud33@libero.it


Statistiche


Add to Technorati Favorites

Blogarama - The Blog Directory