DE ROSATIBUS*
No, non vi preoccupate se pensate che voglia riattaccare con i rosati, invecchiati ed unici nel loro genere, della Rioja prodotti ad Haro da Maria Lopez de Heredia - http://euthimya.spazioblog.it/78292/LOPEZ+DE+HEREDIA -. Per questa volta siete salvi dal momento che è mia intenzione parlarvi dei rosati di casa nostra. Gli esemplari nostrani sono, infatti, sempre più oggetto del desiderio e degli scritti di appassionati e critici. Sto per deludervi dal momento che andrò nella direzione (forse) opposta. Penso proprio che abbiamo perso il senso dei rosati. Anzi ne sono sempre più convinto dopo il duplice concomitante, non voluto, assaggio di una aglianico irpino ed un negroamaro salentino vinificati in rosa (non in bianco !!!). Due aziende che più diverse non potrebbero essere con un filo denominatore inaspettatamente in comune. La prima è Villa Agata esordiente cantina di Venticano. Proprietario in età pensionabile che una mattina si sveglia e decide di trasformare il suo sfuso in vino in bottiglia. Il sogno di una vita, gli diamo il benvenuto. Impostazione anacronistica, contadina, ruspante eppure estrema riconoscibilità varietale, naturalezza del frutto, istintiva sincerità espressiva. Il suo rosato è rosso. Il secondo è Icario della Caviro, quella dei brick da supermercato per intenderci (Tavernello, Castellino & co.), che possiede, fra l'altro, la cantina sociale di Veglie. Un drappello di 600 viticoltori che, a quanto sembra, non si sono dimenticati ancora come fare del buon vino. La tradizione salentina in materia non mente (c'è il rosato Vecchia Torre della Cantina Sociale di Leverano che sistematicamente stravince le degustazioni alla cieca anche se il suo colore è decisamente più convenzionale e, quindi, ai fini del mio ragionamento non vale). Torniamo a Icario che io, probabilmente, non avrei mai assaggiato se non fosse stato per un omaggio e l'insistenza del mio agente pugliese che, voglio sottolineare, il vino se lo beve e non lo degusta. Fidarsi ciecamente di chi il vino lo beve e non lo sputa, lo appunto e lo ricorderò in futuro. Anche questo rosato è rosso. Mi ritorna, allora, in mente l'aglianico irpino rosè del pomeriggio e parte il ragionamento. Mi sorge un dubbio. Non è che forse ci hanno abituato così bene a salassi et similia*(oggi avrete notato sono in vena di neologismi e neolatinismi) che ci siamo praticamente dimenticati di cosa sia un rosato da uve vere in polpa ed ossa?!. Mi sa proprio di sì (a supporto della mia farneticazione mentale mi vengono in aiuto, in mente,
Fabio Cimmino
13:44 - Jun. 13, 2007 - Invia un commento
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