- my Betty is ready !!

my Betty is ready !!

Inviato in Freak
Felicità, felicità maniaca, che ne faremo io della mia anima,
lei della gioventù sua, cagionevole.
Lei che è tutto il mio cuore e la mia vita dove sarà a quest'ora,
 forse piange.
Carmelo Bene



Jung non credeva nella coincidenze e chiamava quelle singolari combinazioni temporali “sincronismi”, leggendoci, per dirla in maniera molto semplice, un perché. In altre parole, le coincidenze non esistono e i sincronismi si manifestano per comunicarci qualcosa. Il discorso in realtà è più complesso: Jung non era uno stupido e giammai avrebbe pensato che tutte le coincidenze avessero un significato intimo, quindi differenzia i concetti di sincronismi e sincronicità, riferendosi nel primo caso a eventi che succedono simultaneamente, ma senza alcuna interconnessione reciproca. Nel secondo caso, invece, gli eventi sono spie di qualcos’altro.
Concedo il beneficio del dubbio a Jung e interpreto i fatti che mi sono accaduti come un invito a riflettere.
Guardavo qualche giorno fa il notiziario della CNN; uno degli ultimi servizi era un elogio all’estetica. Si parlava di trattamenti di bellezza, del fatto che questi non fossero più ad esclusivo  appannaggio del sesso femminile, che ormai non avesse più senso di esistere la dicotomia negativa sesso maschile/bellezza, si commentava il proliferare di istituti di bellezza per entrambi i sessi o in alcuni casi selettivi per il sesso forte (!?). Solo per capirci, in Italia un quinto degli interventi di chirurgia estetica e/o ricostruttiva sono richiesti da uomini.
Qualche ora prima avevo conosciuto delle ragazze: carine e vestite con classe, di quella che si propone sulle riviste patinate, di quella che si compra nelle boutique di Via Montenapoleone o di Via Calabritto. In altro modo senza stile, senza verve, ragazze di quelle che ti scivolano lungo la coda dell’occhio, cadute nella zona d’ombra della visione, dimenticate dopo un po’. E allora mi si raccontava di quell’incidente, molto lieve ad onor della cronaca, dove il primo pensiero fu rivolto ai sandali Armani ai piedi. Io rispondevo a tono, raccontando di quella mia amica, che in vacanza a Londra, fu svegliata in piena notte dall’allarme antincendio. In camicia da notte, spaventata, rincoglionita e per di più bagnata, scappava fuori dall’albergo, non prima di aver recuperato quel paio di Hogan appena acquistato.
Torno a casa, dopo aver bevuto un po’ di vino, confuso. Siedo davanti al computer e inizio a navigare sul web: non mi ci vuole molto prima di imbattermi qui.
Da confuso divento perplesso.




Tinture per colorare i peli pubici???? Al modico prezzo di 20$ è possibile acquistare una confezione di Betty, disponibile in sei colori (tra cui orange e hot pink), per ridare vitalità e tono a parti basse un po’ scolorite.
Coincidenze? Sincronicità?
Fatto sta che mi fermo a pensare e mi domando: sarà che l’estetica si è imposta come imperativo categorico dei giorni nostri? Se le religioni sono nate per esorcizzare la paura della morte e per rispondere a quesiti atavici, il loro ruolo, oggi, è da mettere in discussione. Il concetto di morte, di vecchiaia, l’età che avanza, la caducità, sono paure che l’industria dell' eterna giovinezza vuole combattere, dandoci risposte più concrete di quanto hanno fatto nei tempi santoni e portatori di verità. Risposte che, stando ai numeri, sembrano soddisfare gran parte del globo occidentale. Ed ecco allora creme antirughe, anti-età, tinture per nascondere i capelli bianchi, lozioni autoabbrozzanti, micro-chirurgia dermatologica, botox, liposuzione e trattamenti ricostruttivi…
Tutto per allontanare l’idea della morte, per concederci l’illusione dell’immortalità, per far finta che esisterà comunque un domani…
Cerco di vedere il lato positivo della cosa e allora chiudo gli occhi e immagino una coppia di vecchietti: lui col viagra, abbronzato a gennaio, con l’autotrapianto di capelli successivamente tinti di un marrone che in natura non esiste; lei con un lubrificante tra le mani, gli zigomi più alti, le labbra rigonfie di silicone e la T-shirtmy Betty is ready”.
No! Non resisto, riaprò di corsa gli occhi e prego, a voce bassa, che la mia compagna non acquisti mai una confezione di Betty…

Roberto Erro

10:15 - Sep. 10, 2007 - Invia un commento

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