- …dei mozzichi dell’esistenza

…dei mozzichi dell’esistenza

 

Ugo fa il pittore, ha un animo sensibile, una intelligenza al di sopra della media mista a picchi di genialità, e come ogni buon essere (ahimè non me ne si voglia -sovente - di maschile genia) che si rispetti, è egoista ed individualista.

Se dovessimo paragonare la sua vita ad una bevuta seria e ricercata, potremmo dire che, da un bel po’ di anni, la sua verticale continua senza soste sempre alla ricerca di….?

A parte decretare, qualche eccellente annata (e più) capitatagli lungo il corso della sua “verticale” esistenza, pare non abbia ancora a portata di mano, almeno la peggiore e/o migliore bottiglia di vino bevuta.

Questo perché, le cose buone e cattive che gli sono successe (capita a tutti gli esseri viventi di viverle – vivaddio!), hanno fatto sì, da fargli stipulare una lunga ed interminabile lista che porta l’indecisione ad imperare sovrana.

Avrà troppe bevute da…?

O forse le nuove bevute gli fanno rimpiangere, una vecchia, ma sublime?

Chissà!

POSTERITATIS, direbbe il mio Baruch!

Insomma: gioie in alto a sinistra e dolori in altro a destra, tabella pronta -nomi appuntati- annate barriquate o cerchiate, secondo il sentimento vissuto.

Ugo ha delle difficoltà e questo è palese ai più, ma il problema sta nel fatto che per lui, il vuoto e il pieno sono sì interscambiabili, ma soltanto perché sono la medesima cosa.

Quando riesce a parlare come sa fare, in particolar modo delineando volti, gli gira bene, ovviamente.

Quando un amore è capace di stremarlo quotidianamente sottraendogli tutte le forze, tenendo conto che la sua vita è sempre accelerata -rispetto ai comuni mortali- ogni dì, gli gira ancora meglio, naturalmente.

Ma quando uno dei due sistemi di comunicazione si incrina, si arresta, muore, finisce, la sua vita diventa piatta, si sposta sull’orizzontalità e lì i demoni hanno via libera di gironzolargli intorno.

La follia lo accerchia.

Il brillante Ugo, riempie, esaurisce e deprime il suo corpo e non solo, alla stregua di una musica in loop.

Una Penelope al maschile, per intenderci, la tela la fa e la disfa con coazione a ripetere, però.

In questi momenti, Ugo, chiede aiuto sperando nel non abbandono da parte altrui, sottilmente obbligati in precedenza nella richiesta da lui fatta, agli “ingrati” cuori appartenenti ai suoi cari affetti.

Negli anni, a me è capitato di amare follemente un Ugo, per anni.

Inutile dire: ho scoperto l’amore (anzi, è merito suo, la mia iniziazione all’amore), l’irrefrenata ed irrefrenabile passione, la potenza di un altro essere nella capacità d’amare (me) in toto, pagando il dovuto scotto: esaurirmi, (con la voglia e volontà di non sottrarmi mai) per voler capire l’appartenenza a tali mentali lignaggi, così diversi dai miei e da me.

Ho sempre subito il fascino di ciò che è altro da me. 

Ero in amore, e con sempre il brutto vizio di vivere appieno le mie emozioni, sono arrivata fino alla fine, comprendendo che alcuni rapporti tela-tisi (qualsivoglia sia la natura loro) -purtroppo- vanno: estinti!

L’estinzione porta di conseguenza a togliere voce/vita, a qualsiasi richiesta, fosse anche d’aiuto.

Delle colpe? A noi miscredenti, poco importa, fatto sta che l’estinzione del rapporto prende commiato.

Ma se lo si facesse ( e vi può essere una piena giustizia nel farlo) se tutti noi rispondessimo: picche, alla richiesta nel e del dolore dei vari Ugo del mondo (da noi amati), loro di conto  avrebbero/avranno la capacità, solinga, di portare ancora una volta la loro vita nella verticalità più assoluta?

Qualcuno a buon diritto penserà: saranno /sono problemi loro!

Che imparino a risolverli da soli, senza tirare seco gli altri nel calderone!

Una giusta risposta, senza necessariamente sentire d’avere un cuore di latta.

Altresì, però, sarebbe stupido pensare che il quotidiano dell’Ugo di turno, bensì ci sia appartenuto in passato e ora non ci appartenga più, non ci riguardi più.

Nasce una contraddizione? Non so, potrebbe.

Dico questo per un semplice motivo che altro non è che, il rimando alla umana sensibilità, al dolore altrui, alla altrui conoscenza della disperazione, soprattutto se si è cosciente di averne una propria.

Si possono serrare gli occhi, tapparsi le orecchie, in siffatte circostanze? C’è chi lo fa e chi no!

Il quesito pare abbia svariate soluzioni, la non ultima: mors tua vita mea!

In questo mondo, dove la sensibilità sembri sia criocongelata per essere iniettata nel momento opportuno, e vai a capire quale sia quello giusto, che fine fanno: la solidarietà, il donato amore passato/presente/futuro e futuribile, la fratellanza, l’aiuto al prossimo sia egli vicino o lontano?

E  poi, gerarchicamente, a quale scala di valori si vuol rapportare la vasta gamma di sentimenti umani che dovrebbe far battere il nostro cuore?

Dante “chioserebbe”: […] l’amor che move il sole e l’altre stelle.

Io proprio non so; ma se, il fu mio Ugo, avesse bisogno di me, con moderazione, con molta moderazione, personalmente ho già la mano tesa.

Libere “visioni” a tutti.

 

Antonella Padulano

 

MUSICA: Pizzica di San Vito - Orchestra popolare La notte della taranta

E…fatevi mozzicare dalla pizzica!

 

11:05 - Oct. 16, 2007 - Invia un commento

In questi momenti, Ugo, chiede aiuto sperando nel non abbandono da parte altrui

(L'altrui)....x chi chiede aiuto il piu' delle volte questo altrui esiste in modo marginale...x farsi aiutare veramente, bisogna essere aperti all'altro..paradossalmente, dare all'altro la possibilita' di aiutarti..non pretenderlo solo xche' si e' il soggetto piu' debole. Sono rare le persone che ti aprono il cuore e che ti danno una mano...ma sappile riconoscere...senza foga..e senza farle offuskare dalla tua disperazione. Altrimenti l'altro lo escludi , sei solo inghiottito dal tuo egoistico dolore..che falsifica la tua richiesta ...che sia chiara o celata! Fai in modo...nel kiederlo..ke l'aiuto ..aiuti entrambi ! xche' ...Nessuno sta bene ! Ciao Ugo ! chiunque tu sia.

Anonymous - 18:50 - Oct. 17, 2007

...

non riesco ancora a capire che cosa ci fa lei con questa massa che si definisce grafomani che non hanno niente di meglio da fare.
vuole tendere allo spreco d'energia Antonella?

Anonymous - 12:00 - Nov. 14, 2007

LECTURA DANTIS

« Perché l’animo tuo tanto s’impiglia »,
disse ‘l maestro, « che l’andare allenti?
Che ti fa ciò che quivi si pispiglia?
Vien dietro a me, e lascia dir le genti:
sta come torre ferma, che non crolla
già mai la cima per soffiar di venti;
chè sempre l’omo in cui pensier rampolla
sovra pensier, da sé dilunga il segno,
perché la foga l’un de l’altro incolla ».

antonella

Anonymous - 14:29 - Nov. 14, 2007

...

bene bene come risposta lei mi tira giù il
"sommo Poeta"
Purgatorio Canto V

Anonymous - 09:34 - Nov. 15, 2007

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