- Faster Pussycat, Kill! Kill!

Faster Pussycat, Kill! Kill!

Inviato in Visioni...

 

Signori e signore, benvenuti alla violenza. Sebbene la violenza si mascheri dietro un’infinità di pretesti, il sesso resta ancora oggi uno dei suoi pretesti preferiti.[…] La violenza non è solo distruzione, ma anche provocazione.

 

Considerate che siamo nel 1966, ancora prima che la rivoluzione studentesca, Playboy, il movimento femminista e la golden age del cinema porno rompessero una serie di tabù, emancipando le donne e ponendo le basi per la parità sessuale.

Russ Meyer anticipa tutti. Il suo ultimo film in bianco e nero diventerà un cult del cinema, citato e copiato nel tempo: qui mi sovviene il beneamato Tarantino nel suo ultimo (abbastanza deludente) lavoro Grindhouse. Gli indredienti sono pochi, ma efficaci: 3 spogliarelliste superdotate (e con le proprie grazie in bella mostra), tanto sensuali quanto decise, accattivanti e meschine, ciniche e dedite alla velocità; con esse 3 auto sportive, che regalano polvere a chi tenta di seguire la loro scia.

 

 

Il connubio è perfetto: sesso e motori. Ma il tutto non ha senso di esistere se non in funzione della violenza, che resta il tema centrale del film. I ruoli però questa volta si invertono: e allora non è più il solito rapporto di forza “potente-debole” alias “uomo-donna” che si descrive, ma quest’ultima diviene tristemente protagonista, predatrice, violenta, sanguinaria, ispirata dalla sete di velocità e vendetta, tesa ad eguagliare l’uomo nei suoi più brutti primati. Ma anche questo volle il femminismo, almeno nelle sue declinazioni più sterili e Tura Satana (che interpreta magicamente Verla) ne divenne, non a caso, un’icona.

 

 

Tanto triste quanto eccitante: il ritmo è serrato, le musiche accompagnano bene le scene e le tre donne  sono uno spettacolo sexy cui nessun uomo può resistere. La trama si dipana con scorrevolezza e ci offre in dono un contraltare (maschile) rappresentato da un “vegetale” che nonostante i muscoli non riesce ad avere la meglio su Verla in una delle scene più belle del cinema, da un vecchio misogino e storpio, e da un terzo sensibile e innocuo uomo, che per quanto encomiabile, risulta comunque debole, salvato in fine comunque da una donna.

Esaltazione della donna. O di essa quando comanda.

Forse.

Alla fine però Verla muore…

 

Roberto Erro 

10:00 - Oct. 23, 2007 - Invia un commento

per una tranquilla visione pomeridiana...

Era una delle prostitute della strepitosa commedia di Wilder, Irma la dolce, avvolta se non sbaglio, in un abitino a righe rosa niente male.
Conoscevo la sua esistenza ma il film non l’ho visto.
Mi sa che devo reperirlo e invitare alla visione
(ad uno shock-suppongo)
mia madre magari per un te(t)te à te(t)te generazionale con pasticcini e infusi annessi.
Antonella

Anonymous - 16:02 - Oct. 23, 2007

in attesa dell'in/s-contro...

poi voglio sapere se ci sarà vincitrice.
chi, tra le due amazzoni, avrà la meglio?
roberto

viafreud33 - 14:35 - Oct. 24, 2007

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