quai Branly, l'arte di fare museo

Se siete ad un tiro di schioppo da Parigi, vi consiglio uno sguardo lungo un pomeriggio ad un atipico museo.

Museo Quai Branly (arti primitive) – www.quaibranly.fr  .

Si si, lo so, fate il tour della torre, della nostra Signora, dei viali, dei bistrot, degli ormai finti puttanai anni venti, fate tutto cio’, che poi è cio che conta, ma di bizzarrie emozionanti, almeno per noi, la capitale francese ne è piena.

Una delle poche su tutte è questa frustata lungo la schiena, questo casermone che sembra ancora in costruzione, no, l’ho scritto sopra, non è la magnificante macchina spara colpi Boubourg, si tratta di un’opera di un architetto che mi impressionava (in senso negativo) e volevo conoscere meglio.

Jean Nouvel.

Il museo delle arti primitive, quasi a bordo Senna, e sfacciatamente appoggiato alla mole di bulloni di Eiffel, è un viaggio unico da fare tutto di un sorso, magari da solo, magari a piedi nudi, ad occhi roteanti, a mani affamate. Tutto si tocca, si annusa, si scopre, proprio si scopre.

L’architetto Nouvel mette in mostra una sensibilità altissima nel ricomporre un legame, forse mai nato tra noi e ‘’loro’’, con un linguaggio prestigiosamente contorto se pur semplice da afferrare.

Il maestoso edificio, facilissimo da raggiungere, è di un calore ormai raro, che esplode solidi dall’interno, che ha pareti vegetali (non fatevi troppo impressionare, sabbia negli occhi...), rampe rosse, saliscendi, giri e rigiri, affacci, pareti di cuoio, cieli neri, luce abilmente filtrata, sembra di essere stati catapultati nel ventre degli animali scolpiti dagli antichi incisori di pietre e di legni che poche volte come questa vengono buttati in faccia a noi occidentali. Le arti primitive, da tutti i poli, da est ad ovest, vengono mostrate con una chiara e limpida innocenza, attraverso video, immagini e presenze dirette. Vedere le pelli e le piume indiane per la prima volta non ricostruite da abili costumisti fa venire i brividi, cosi come le ombre cinesi o le sculture del mio amato e sconvolto Perù. Volete Picasso? Il Picasso preistorico? Fatevi una abbuffata qui, lasciamo a loro quel che è loro (no, non sto dando ragione a Dalì e alla voglia di mettere al bando l’attingere dalle arti primitive con i suoi musi storti e vomitanti pensieri e parole), percorrere i percorsi temporali nelle viscere delle arti ‘’estranee’’ è magia.

Il museo ha il pregio di essere emozionante. Qualcuno diceva che l’architettura in fin dei conti deve far nascere emozioni, altri: ‘’alla fine non prendetevi sul serio, l’architettura è un grande spettacolo’’ (grazie infinite mio caro professore).

Non voglio fare discorsi stucchevoli sull’architettura, o meglio sull’arte del costruire, ho cercato di riassumere quello che l’edificio mi ha lasciato: fascino ed emozione. E vi pare poco?

A presto

Alessandro Milano

16:55 - Jun. 20, 2007 - commenti {0} - Invia un commento

Architettura e dintorni...

 

Spinto dal consiglio di un amico mi avventuro in una rubrica on line, la mia prima, la mia sola, forse l’unica in eterno.

Parlerò di architettura con la voglia di scaldare mani, non certo ad addetti ai lavori ma al buon passante sincero.

Tagliando subito le corde ai discorsi inutili, dico subito che io non sono nessuno e tale vorrei restare, non sono certo un architetto, e tale vorrei restare, anche quando la società mi darà un titolo per vantarmi, riterrò sempre e più che mai che coloro i quali possono fregiarsi di tale termine si contano sulle dita di due mani (nel caso in cui tu ne abbia persa qualcuna sotto una trebbiatrice), ma ho l’insaziabile voglia di guardare e di comprendere, il genio e  la stupidità.

Architettura e dintorni, e quale altro titolo per una rubrica pensata da me con la baldanzosa intenzione di raccogliere da parte mia, ma soprattutto di altri, il parere su ciò che è architettura ma soprattutto dintorni, perché l’architettura nasce nei dintorni e di nuovi ne crea.

I dintorni sono per me tutte le cose indefinibili che girano attorno ad un preciso agire umano, chiamiamole pure esperienze, chiamiamole pure effetti collaterali, chiamiamole pure orpelli, voci, colori, chiamiamole schizzi, richiami, fumi, parole, sì! Sì! parole. L’architettura resta in ogni modo un bicchiere lanciato da un quinto piano: fa cocci tutti intorno.

 

A presto.

 

Alessandro Milano

 

15:46 - Jun. 11, 2007 - commenti {0} - Invia un commento


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